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Da due anni mi occupo dei contenuti del sito dedicato alla mobilità della Regione Toscana, un progetto nato per rispondere ad una domanda: come soddisfare il bisogno di informazione di chi viaggia, necessità che i pendolari ritengono cruciale tanto quanto la puntualità?

La risposta che ci siamo dati con il gruppo di lavoro è quella di utilizzare una pluralità di strumenti e canali, dando informazioni utili per chi viaggia e per dare conto del lavoro della Regione.

Il progetto è concepito come aperto, cui aggiungere nuovi tasselli nel tempo per renderlo più efficace, modificandolo e tarandolo in base alle esigenze di chi viaggia: sono queste infatti le persone depositarie le informazioni utili ad indirizzare il lavoro.

La più recente fase di ascolto delle esigenze per comprendere come migliorare non solo l’informazione ma i servizi stessi è stata realizzata attraverso Hack Toscana Mobilità, una formula per me inconsueta cui ho avuto il piacere di partecipare con un piccolo contributo organizzativo. Si tratta di una ‘maratona di hacker’, chiamati ad individuare idee e stendere progetto, lunga 30 ore filate, senza sonno (!) organizzata dalla Regione Toscana e dai tanti altri soggetti elencati qui: HACKTOSCANA, IL 30 E 31 GENNAIO 2016 FRA FIRENZE E AREZZO.

Un grande lavoro di coordinamento tra soggetti pubblici e privati che ha dato modo a oltre 100 smanettoni di misurarsi con il tema della mobilità sostenibile per il turismo, i pendolari, il tempo libero.

Due cose mi hanno colpito: una è la concentrazione e l’attenzione di queste persone nel mettere le loro competenze in gioco. Ho visto questi ragazzi realmente coinvolti dall’obiettivo che si erano prefissati di raggiungere. E difatti i risultati si sono visti.

L’altra è il fatto che la contaminazione delle competenze serve realmente a produrre risultati.

Il tratto vincente dell’hackathon è quello di non essere partecipato da specialisti del settore ma da persone competenti, con un buon grado di creatività e di metodo, che possono guardare da un punto di vista differente quello che gli specialisti vedono ogni giorno.

Il nodo logico vincente dell’hackathon è questo: il cambio di prospettiva.

Una nota personale: l’hack si è svolto presso la sede dell’Università di Siena ad Arezzo, che occupa, assieme alla ASL, le palazzine dell’ex ospedale psichiatrico.
Per me luoghi familiari, visto che conosco i recuperi di quelli di Gorizia e Trieste (e nell’ex ospedale psichiatrico di Trieste ho anche frequentato un master): è bello che proprio gli spazi dove le persone stavano recluse oggi siano quelli della massima apertura e della libera fantasia.

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