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Siamo in un periodo di esperimenti linguistici. No, non parlo di quelli in cui si incappa quotidianamente – come gli indicativi al posto del congiuntivo, gli audaci neologismi, gli inglesismi pleonastici, il linguaggio aziendale portato agli estremi – ma di due temi che hanno coinvolto le persone sui social e non solo gli specialisti o i maniaci puristi della lingua.

Uno è la questione ‘petaloso’, aggettivo inedito sottoposto all’Accademia della Crusca. Su questo ho poco da dire dopo che Luca Ward (almeno io l’ho visto lì) ha postato un fotogramma di Pulp Fiction con Samuel L. Jackson che minaccia con una grossa pistola la prossima vittima dicendo ‘Dì un’altra volta petaloso’. Definitivo.

Mi piace dire soltanto che sono contenta che l’Accademia della Crusca sia riuscita ad uscire dai confini degli esperti in linguistica per proporsi a pubblici più vasti; merito della sua già molto commentata ed efficace strategia social.

Anni luce avanti a quello che successe a me ed alle mie compagne di classe del liceo: in gita per qualche giorno a Firenze, partimmo alla volta della villa di Castello, sede dell’Accademia. Non ricordo bene perché: credo per verificare se l’istituzione esistesse veramente e se noi, studentesse dei confini dell’impero, potessimo avere un qualunque rapporto con questa. Ma trovammo chiuso, sprangato; nessuno al campanello, forse una targa. Lasciammo un biglietto inserito nel portone chiedendo che ci ricontattassero e per memoria di essere state lì.  Senza seguito.

L’altra questione linguistica di questo periodo sono le estensioni del ‘like’ di Facebook, le reactions, che il social network ha recentemente rilasciato dopo un lungo periodo di test.

facebook_reactions

In realtà, a parte il cuore che non si può sostituire ad alcun altro simbolo, perché ha ormai una codifica univoca (la ‘forma di cuore’ appunto), le altre reactions sono in realtà degli emoticon, che già si potevano utilizzare sia Fb sia in altre forme di scrittura..

Si dice che Facebook, nonostante le numerose richieste in questo senso, non abbia voluto inserire il pollice verso, ovvero il ‘non mi piace’ che invece sembrerebbe una scelta abbastanza ovvia.

Posso interpretare questa decisione come un tentativo di arginare quella violenza verbale che spesso si sfoga sui social e che con un pulsante del genere sarebbe stata quasi autorizzata. E per questa ragione concordo con la scelta.

Non si potrebbe però introdurre un ‘non sono d’accordo’, ovvero un qualcosa che consenta di discutere e che sia meno definitivo del ‘non mi piace’?

Sono curiosa di capire come verranno utilizzare questi nuove strumenti per esprimere con un solo gesto il proprio stato d’animo: con i ‘like’ avevamo già stabilito sui social delle convenzioni nel suo uso che non lo limitavano al significato letterale ma andavano molto oltre.

Ad esempio, mi è capitato di utilizzare il ‘like’ per dire ‘condoglianze’ o ‘ti sono vicina’ (certo non volevo dire di essere felice che tu abbia perso una persona cara). O per dire ‘sono d’accordo’ ma non fino al punto da condividerti sulla mia bacheca.  Oppure ancora ‘è buffo’, ‘auguri’, e così dicendo.

Le faccine ci aiutano ad essere più precisi per alcuni aspetti ma forse ci fanno perdere quel significato ampio del ‘like’ che voleva esprimere anche ‘ho visto quello che scrivi, ti seguo, ti apprezzo’.

Sarà l’uso che viene fatto degli emoticon, che però finora negli altri strumenti è stato piuttosto disordinato, a definire le nuove convenzioni e a determinarne il significato in modo che le due parti, chi scrive e chi legge, lo interpretino in modo univoco.

E con questo si ritorna all’Accademia della Crusca, che dice che le parole, per essere introdotte nel linguaggio comune,  devono essere, oltre che create, utilizzate da molte persone e con lo stesso significato. A quel punto sono pronte per entrare nell’uso ufficiale e nei vocabolari.

Vediamo quali emoticon percorreranno tutta questa strada.

PS: Le parole emoticon e ‘like’ possiamo usarle: sono recepite dalla Treccani ;).

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