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Uno dei vantaggi di lavorare con gli strumenti online e con i social network è quello di potere misurare gli effetti di tutte le proprie scelte.

Per me è un vantaggio: trovo che sia un enorme facilitatore del lavoro e che permetta di correggere anche in corsa le scelte non proprio ottimali.

Cosa serve per misurare? Quasi tutti gli strumenti principali legati ai siti web o ai social sono gratuiti o disponibili a costi ragionevoli. Fino a poco tempo fa, ad esempio – non secoli fa ma ormai in un’altra era – misurare il successo di una campagna pubblicitaria era compito della ricerca di mercato, certamente più costosa, più complessa da realizzare e probabilmente più imprecisa e soprattutto poco tempestiva. In ogni caso, se l’investimento in una campagna era stato sbagliato, lo si sapeva a cose fatte (quelli che come me hanno vissuto anche questo periodo ricorderanno anche che a questo punto in azienda partiva la caccia al colpevole o al capro espiatorio come inevitabile effetto dei risultati di ricerca).

(Photo by Michael Gottschalk/Photothek via Getty Images)

Oggi siamo più fortunati, perché disponiamo di strumenti di misurazione, da quelli più diffusi come Google Analytics o Facebook Insights che ci permettono un’analisi dettagliata di pagine, singoli post, descrivendo nel dettaglio la diffusione (reach), i target raggiunti e tantissimi altri indicatori sui contenuti prodotti.

Siamo fortunati a condizione che questi dati vengano correttamente analizzati ed utilizzati per dare le giuste indicazioni: avere tanti dati non significa avere informazioni. E in ogni caso, anche le informazioni non sono rilevanti in sé ma lo sono in relazione alle azioni migliorative che possono produrre.

Quindi potremmo dire che quello che serve per la misurazione è saper leggere ed interpretare i dati.

Vi voglio ora raccontare come ho utilizzato gli Insights di Facebook per fare una sperimentazione, che è una delle possibilità offerte dall’analisi dei dati in tempo reale.

Sapere con immediatezza il ritorno di un post su Facebook consente di modificare la strategia e ottenere invece un risultato interessante.

Ho pubblicato un post con la foto di Altan, personaggio certamente notissimo per il suo lavoro, che entra spesso nelle nostre case, ma non con la sua faccia.

Quindi commentare il post chiedendo ‘Lo riconoscete’? poteva essere un azzardo. E infatti così è stato: mentre sulla pagina che gestivo l’attività sia di pubblicazione che di interazione era abbastanza vivace, quel post, pur avendo avuto le stesse visualizzazioni degli altri più commentati, non aveva alcuna interazione.

Allora ho riprovato il giorno dopo, utilizzando un tono un po’ scherzoso e dando qualche indizio, a ripubblicare la foto: questa volta Altan è stato riconosciuto subito e il post ha avuto un buon numero di like ed interazioni.

Cosa ho imparato da questa esperienza? Alcune cose importanti sul mio pubblico: mi ero allontanata troppo dal tono di voce della pagina, più colloquiale e personale, da pari a pari. Avevo posto una domanda quasi come in un’interrogazione ma le persone, giustamente, hanno ritenuto l’impegno eccessivo e chi di loro aveva un’ipotesi ha preferito non esporsi con il proprio account.

Conversare è meglio che interrogare 😉

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