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Il 9 giugno scorso la CNESC – Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile, l’organizzazione che ha al suo interno i maggiori enti che realizzano progetti di servizio civile in Italia, ha presentato i dati della sua offerta in termini di posti di servizio civile per i giovani, relativi al bando attualmente aperto.

Si tratta di 15.850 posti, di cui 327 all’estero, in tutti e 5 i continenti.

Ma non è stata una presentazione soltanto delle quantità dei giovani che potranno impegnarsi: proprio l’elevato numero di posti disponibili ha spinto l’organizzazione a fare un passo in più.

Per la prima volta, la CNESC si è chiesta in quale rapporto stessero la propria progettazione e le proprie attività con i bisogni dell’Italia e la situazione delle sue diverse aree.

I giovani del servizio civile sono impegnati di più dove c’è più ‘bisogno’?

Il servizio civile affianca le istituzioni o supplisce alle loro mancanze?

Abbiamo dunque svolto un’analisi della distribuzione dei posti dei servizio civile sul territorio nazionale a confronto con alcuni indicatori sul benessere in Italia forniti dall’Istat.

Per questo, è stato fondamentale il rapporto BES, che l’Istat realizza da qualche anno, e che raccoglie e rielabora alcuni indicatori che definiscono il Benessere Equo e Sostenibile – BES del nostro Paese: è uno sforzo importante per misurare la qualità della vita e dei servizi di uno Stato e per superare la misura del PIL che, come sempre più economisti osservano con il passare degli anni, non può essere l’unico indicatore della ricchezza complessiva di un Paese.

Un primo dato è che il servizio civile, per i suoi campi di intervento, va ad agire proprio su quei terreni che sono al centro dell’esame dell’Istat: qualità dell’ambiente, attività di volontariato e organizzazioni non profit, opportunità culturali e servizi sociali.

Questa ampia copertura è un primo indicatore di una corrispondenza tra bisogni dell’Italia e offerta di servizio civile.

Più nello specifico, l’analisi ha riguardato le diverse aree del Paese, per comprendere in che modo i giovani del servizio civile saranno impegnati rispetto a quanto osservato dall’Istat.

I risultati di questo confronto hanno messo in luce alcuni aspetti, anche contrastanti, che si possono vedere nel dettaglio nella presentazione riportata in questa pagina.

Sul piano delle attività di volontariato, ci sono più posti di servizio civile nel Sud Italia, dove il volontariato è meno praticato, che al Nord ed al Centro (p.14 della presentazione).

Lo stesso andamento si osserva rispetto alla distribuzione delle organizzazioni non profit: ad una loro minore diffusione al Sud corrisponde una maggiore presenza di opportunità di servizio civile (p. 15).

Riguardo alla partecipazione culturale, meno disomogenea rispetto alle aree dell’Italia di quanto lo siano i due indicatori precedenti, è sempre il Sud l’area dove il servizio civile compensa una, relativamente, inferiore partecipazione culturale (p. 16).

Accade l’opposto invece per i dati riguardanti il patrimonio culturale, indicatore che, nell’analisi Istat, che considera spesa per la gestione del patrimonio, abusivismo edilizio, erosione dello spazio rurale, tessuto urbano storico.

Secondo l’Istat, le tre aree del nostro Paese sono abbastanza equilibrate. Tuttavia, gli enti della CNESC sono più organizzati al Nord che al Centro e al Sud (p. 17).

La maggiore disparità si rileva però rispetto al settore dell’assistenza ed in particolare ai servizi per infanzia ed anziani: ad una situazione nettamente più positiva per il Nord ed il Centro si contrappone una condizione carente al Sud. In questo caso possiamo dire che senza dubbio il servizio civile sopperisce ad altre mancanze.

In sintesi, l’offerta CNESC è piuttosto equilibrata rispetto a quelli che sono i bisogni delle diverse aree d’Italia, andando ad agire maggiormente dove ci sono più carenze.

Ora, questa analisi è stata un primo passo e certamente non ci si può fermare ad analizzare solo questi indicatori.

Il valore di questo primo esperimento sta nell’avere fatto uscire il servizio civile, che presto diventerà universale, ovvero aperto a tutti i giovani che ne facessero richiesta, dalla nicchia degli specialisti entro la quale era ridotto.

Con i numeri elevati di volontari impegnati, in particolare negli ultimi due anni, è sempre più evidente che il servizio civile non è soltanto un’esperienza individuale che fa crescere e maturare i giovani in una delicata fase di passaggio tra mondo dello studio e mondo del lavoro.

Il servizio civile è invece una politica che riguarda tutto il Paese per i risultati che produce ed i beneficiari che coinvolge: per questo l’analisi della progettazione diventa cruciale, in modo da richiedere ai giovani un impegno proprio dove serve di più.

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