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Stanotte si inaugurano le Olimpiadi di Rio, che saranno le prime del Sud America e probabilmente le prime così controverse, eccettuati forse i boicottaggi di Mosca e Los Angeles e la tragedia di Monaco 1972.

Ma la festa avrà inizio, perché la legge dello spettacolo vuole così e perché, come facevano i Greci, possiamo ancora pensare alle Olimpiadi come ad un periodo di sospensione di tutte le guerre.

Per partecipare anch’io alla festa, ho scaricato le 3 app ufficiali di Rio 2016.

La prima è Olympics, la app ufficiale del CIO, che racconta le Olimpiadi moderne dalla prima edizione di Atene 1896: una vera miniera di notizie e immagini, con un ricco menù che racconta gli sport olimpici, i risultati del passato, gli atleti più medagliati, tra i qual il nostro grandissimo Pietro Mennea nei 200 mt.

Per i maniaci delle statistiche – tutti abbiamo almeno un amico o un’amica con questa inclinazione – la app ci fa scoprire alcuni record impressionanti, come ad esempio le 18 medaglie d’oro olimpiche di Michael Phelps.

Specifica sulle Olimpiadi che partono stasera è la app Rio 2016: sempre del CIO, è disponibile in 7 lingue, prevede il setting del fuso orario, del tempo di refresh delle notizie, del Paese preferito e degli sport preferiti: su questo è un po’ carente, perché prevede solo 3 scelte che mi sembrano insufficienti.

Ci si può rifare però con gli atleti, fino a 5, e poi con tutti i risultati ricercabili per data, sport, atleta.

L’aspetto interessante della app è che il sito di Rio 2016 è identico, una app per desktop, a dimostrare che i creatori hanno probabilmente, e correttamente, prima ragionato sul mobile e poi sul dispositivo fisso.

Sempre tra le app ufficiali c’è l’official mobile game che permette di essere protagonisti di alcune specialità olimpiche: i bambini ci si potranno divertire per qualche giorno ma mi aspettavo di più. I giochi sono soltanto 6 e l’interazione con gli altri partecipanti alla gara è limitata.

Non resta che iniziare e non perdersi nulla dei feed e delle notifiche: l’accensione della fiaccola è sempre un momento emozionante.

La mia preferita? Alì ad Atlanta 1996 perché ha mostrato una volta di più come lo sport sia una grandiosa metafora della nostra vita, del suo essere a volte grande grande, altre piccola e sempre inaspettata. Alì ce lo aveva dimostrato molto volte, nello sport e nella vita: aveva perfino preso a pugni i Beatles.

Muhammad Ali tira un finto pugno ai Beatles: Paul McCartney, John Lennon, Ringo Starr, e George Harrison, a Miami nel 1964. (AP Photo/File)

Muhammad Ali tira un finto pugno ai Beatles: Paul McCartney, John Lennon, Ringo Starr, e George Harrison, a Miami nel 1964. (AP Photo/File)

 

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