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Un post sul digital detox si dovrebbe scrivere prima delle vacanze, quando l’opportunità di dividersi da smartphone e tablet ha una realistica probabilità di essere realizzata.

Ed avrei voluto scriverlo allora, ad inizio agosto, ma ho esaminato bene i dati sulla dipendenza dal digital e ne ho concluso che il digital detox può essere solo un buon proposito.

Un’indagine Ofcom tra i Britannici, pubblicata dal solito (per me come fonte) The Guardian, testimoniava ad inizio agosto che il tempo speso online  – pari a 25 ore settimanali, più due giorni interi – porta a perdere sonno, a trascurare i lavori domestici e a passare meno tempo con gli amici e la famiglia.

Stare sempre collegati ha riflessi anche sui comportamenti: pare che un intervistato su quattro sia stato urtato almeno una volta alla settimana da persone che guardavano il loro smartphone e sono molti di più quelli che chattano con persone presenti nella loro stessa stanza.

Consapevole di questo conseguenze, pare che più di un terzo degli intervistati abbia deciso di prendersi una pausa di ‘digital detox’.

O almeno di averla fatta subire ai figli teenager: sei giovanissimi su dieci dichiarano infatti di avere subito il sequestro di smartphone e tablet da parte dei genitori, fatto per loro particolarmente difficile da comprendere perché questi strumenti sono per loro quasi delle appendici, essendoci nati insieme.

Ma qual è stata la reazione di chi ha tentato il digital detox? Circa un terzo dichiara di essere stato più produttivo e di essersi divertito di più, ma altrettanti pensano di non volerlo più rifare.

E l’ultimo terzo? Si divide tra chi si sentiva smarrito e chi provava ansia, forse per la cosiddetta sindrome, la FOMO, Fear Of Missing Out, ovvero la paura di perdere qualcosa di importante.

Insomma, esperimenti in maggioranza non riusciti.

 

Ma nel caso non vi avessi convinto, basta fare una ricerca su Google per identificare esperti consulenti che vi aiuteranno ad usare nel modo giusto la tecnologia ‘disintossicandovi’ o per prenotare un soggiorno in strutture ricettive adatte per la vacanza offline (alcune lo sono loro malgrado, ma è un’altra storia).

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