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Settimana inquietante, quella appena trascorsa: si affollano notizie sul tema delle fake news, come se la circolazione di queste su Internet fosse una novità.

In realtà il tema è molto più ampio e certamente non è un derivato della Rete: la manipolazione della verità, il grande fratello sono incubi che la letteratura ha scoperto da molto prima che Internet rendesse talmente veloce la propagazione delle notizie da rendere più pericolosa la generazione di notizie false.

Ma probabilmente in questi giorni c’è un salto di qualità nel loro uso nel confronto politico.

Obama, che vive i suoi ultimi giorni da presidente, nei giorni scorsi ha pubblicamente denunciato la Russia per avere influenzato le elezioni americane e portato alla elezioni di Trump attraverso il lavoro di hacker che avrebbero diffuso notizie false a questo scopo. A base di questo comportamento un rapporto dell’intelligence americana.

La stessa intelligence avrebbe poi prodotto un dossier, diffuso da Buzz Feed che è stato criticato per averlo fatto in quanto non avrebbe verificato le fonti, sugli stretti legami tra Trump e Putin, presidente russo. Quindi, l’attività di hackeraggio per favorire l’elezione di Trump starebbe dentro la cornice di questi rapporti.

Questo dossier, mescolando fatti verificabili, altri molto dubbi e due notizie false, come dichiara lo stesso Buzz Feed, è stato bollato da Trump come ‘fake news’ e dossier della ‘caccia alle streghe’.

Stabilire se credere di più alla CIA, a Putin o a Trump senza cadere in teorie complottiste – per di più per un’amante delle spy story come me – è impresa non da poco. Servirebbe che noi, persone comuni, potessimo sempre verificare le fonti, cosa non sempre possibile.

Qualche alternativa a questo è stata proposta.

Facebook aveva, fino a qualche mese fa, un team di persone per individuare le fake news ed ha più volte annunciato di volere dare sempre meno credito alla loro circolazione nel social network. Oggi, le persone che avevano il compito di stanare le falsità siano state interamente sostituite da algoritmi.

Tuttavia, non si sono visti grandi passi avanti nell’identificazione di ciò che è falso e, stando al New York Times, l’algoritmo da solo ha lavorato meno efficacemente delle persone, portando a riconoscere più notizie false come vere.

Una start up italiana Polygree ha invece ideato un sistema per verificare le notizie tutto basato sulla logica social: l’utente registrato invia la segnalazione di una notizia sulla cui autenticità si esprimono gli utenti generici e gli esperti, anch’essi iscritti alla piattaforma con un indirizzo che faccia riferimento ad un dominio riconoscibile – un’istituzione, un’università, un centro di ricerca – che li qualifica come soggetti affidabili.

Dobbiamo affidarci alla saggezza della folla, della somma degli individui?

Bisognerebbe applicare lo spirito critico dei singoli. Gli strumenti per svilupparlo sono però rari e costosi in termini di tempo e fatica.

Per restare nel mondo dei social network, se pensiamo che Facebook seleziona le notizie sul nostro feed in base anche al criterio dell’affinità di opinioni, ci rendiamo conto che il social ci sta cucendo addosso un ambiente su misura, dove sembra che tutti la pensino come noi.

Non è un terreno fertile nel quale fare germogliare il seme del dubbio. Abbiamo un futuro nel formulare opinioni critiche?