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Si sta giocando una difficile partita tra consumatori che vorrebbero salvaguardata la privacy e aziende del web, che vorrebbero invece usare le informazioni personali per vendere servizi di advertising sempre più targettizzati.

E ci chiediamo per quanto ancora si potrà continuare a parlare di privacy degli utenti, visto che negli USA, una ricerca rivela il 31% delle persone non vorrebbe concedere l’uso di alcun dato personale e solo il 15% è disponibile a scambiare informazioni personali e annunci pubblicitari mirati.

Quanto si siano già spinti in là i big dei social media, Facebook in testa, è evidente da un accesa discussione sviluppatasi qualche settimana fa sul fatto che il social network sarebbe in grado di identificare un target di giovani depressi nel loro momento di massima depressione.

Facebook ha, ovviamente, smentito che questo sia possibile ma ho trovato molto convincente la posizione di un ex-executive di Facebook a questo proposito. Questo project manager, che lavorava nella divisione del social network che ha come obiettivo quello di tradurre i dati in denaro (leggi: di tradurre la profilazione e le preferenze degli utenti in target per l’adv), sostiene che certamente questa possibilità è reale, ovvero che gli strumenti statistici possono individuare tra gli utenti di Fb i giovani depressi.

Il punto è se questa targettizzazione abbia ad ora un senso come opzione da offrire a chi intende investire un adv sul social e se quindi possa portare denaro.

A questo proposito, viene offerto un gustoso esempio riguardante la correlazione tra la preferenza per Barack Obama e quella per Jay Z, rapper e produttore discografico.

Prima delle elezioni del 2012, infatti, gli statistici di FB avevano riscontrato che chi mostrava una preferenza verso Jay Z, in genere si diceva anche propenso a votare Obama. Quindi un inserzionista che seguisse la campagna di Obama avrebbe potuto targettizzare per una campagna chi preferiva Jay Z per portare voti ad Obama.

In realtà questo non è stato possibile, perché, pur essendoci un dato statistico a sostegno, non spiegava molto, se non il fatto che la preferenza era dovuta al fatto che entrambi erano di colore, un po’ poco per spingere ad andare a votare e orientare il voto.

Ma se non in questo caso, la targettizzazione spinta e la capacità di analizzare i big data dei social sono uno strumento che si sta sempre più raffinando.

Tanto che alcuni ipotizzano, in un futuro non lontano, campagne di marketing completamente automatizzate, affidate alle forme di intelligenza artificiale che si stanno sperimentando e che potranno sostituire molti degli strumenti ancora in uso oggi.

Perché intervistare, organizzare focus group e usare la creatività umana se l’intelligenza artificiale, capace di contenere molte più informazioni di un cervello umano e di elaborarle più velocemente ed efficacemente, potrà fare tutto questo molto meglio?