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Può aiutarci a rispondere l’ultimo rapporto Audiweb con i dati di giugno, che ci permette di confrontare l’uso che hanno fatto gli italiani dei mezzi di informazione online in questi primi sei mesi del 2020, da gennaio, quando il Covid era solo un virus cinese con poche probabilità di arrivare nel nostro Paese, a giugno, quando dopo due mesi di lockdown l’Italia ritornava in buona parte a spostarsi e produrre.

A gennaio 2020, i principali siti di informazione online contavano circa 25 milioni di utenti unici (non persone: molti utenti unici di un sito lo sono anche di un altro), mentre a marzo gli utenti unici erano 45 milioni: quasi raddoppiati, segno che la sete di notizie, unita al maggiore tempo a disposizione, era enorme. Ma non è stata un’esigenza duratura: il calo della fruizione dei media online è iniziato ad aprile per poi ritornare sui consueti livelli a giugno.

I primi cinque siti di informazione online a gennaio erano La Repubblica (3,4 milioni di utenti unici), il Corriere della Sera (3,3), TGCOM24 e Libero.it (2,5 milioni ciascuno). A marzo, gli utenti unici di Repubblica erano più che raddoppiati (7,1 milioni), alla pari di quelli del Corriere della Sera (6,9 milioni), mentre TGCOM24 raggiungeva i 4 milioni e Libero.it si fermava a 2,9 milioni.

Cos’è successo? Si sono moltiplicati per due i fruitori dei due quotidiani tradizionalmente più autorevoli d’Italia mentre il traffico di Libero.it è certamente cresciuto, ma in percentuale molto minore.

I tre casi sono rappresentativi di una tendenza più generale dell’informazione: a marzo la ricerca di notizie da parte degli italiani è stata un bisogno primario (come lievito e farina, verrebbe da dire un po’ irrispettosamente) e ha spinto in alto l’audience di tutti i media online.

Ma il comportamento non è stato uguale verso tutti i siti: gli internauti hanno preferito quelli dei quotidiani cartacei – rispetto ai quali gli utenti sono raddoppiati – sia a quelli dei telegiornali sia a quelli dei siti di informazione nativi (ad esempio Huffington Post, Libero.it, fanpage, Il Post), la cui audience è cresciuta di meno.

Si direbbe che la carta stampata, nella sua versione online, gode ancora di una buona reputazione soprattutto nel momento in cui è necessario comprendere meglio e approfondire.

Ma c’è anche un altro aspetto di cui va tenuto conto, ed è quello della fonte delle notizie: in realtà, tra gennaio e marzo l’incremento di utenti più rilevante (+167%, da 1,1  a 3,1 milioni di utenti unici) si è verificato per Ansa e AGI, le agenzie di stampa.

Un comportamento a sè si riscontra per il Sole24Ore che triplica gli utenti tra gennaio e marzo, arrivando a oltre 2 milioni di utenti: potremmo dire che questi risultati sono la somma della reputazione del quotidiano cartaceo e della fonte di informazione specializzata, di cui più che mai c’è stata necessità per famiglie e imprese durante il lockdown.

Due cose possiamo allora dire per concludere: durante il lockdown ci sono stati da una parte la corsa alle fonti primarie di informazione – più tempestive ma anche più certe – dall’altra il bisogno di comprendere meglio, con la mediazione della ancora autorevole carta stampata.

Una rivincita, temporanea, della reputazione dei media tradizionali.

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